La materia del Salone
- Mara Fabbro
- 2 giorni fa
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L’esperienza del Salone a Milano è sempre intensa. In quei giorni la città cambia ritmo: il mondo arriva davvero qui.
File lunghissime davanti agli ingressi più interessanti, palazzi privati aperti in modo straordinario, appuntamenti che si incastrano uno dopo l’altro.E quella sensazione continua di voler vedere tutto, anche sapendo che è impossibile.
Tra le cose che mi sono rimaste più impresse, una conferma molto chiara:la materia è protagonista.
Una materia che va oltre la superficie, da guardare, quasi da sentire.
Pietra, marmi, legni, ceramiche, vetri, tessuti.Lavorati con una cura che si percepisce subito, trasformati in elementi d’arredo che raccontano qualcosa di molto nostro, molto italiano.
È un tema che mi accompagna da sempre.
Nel tempo ho costruito il mio lavoro proprio su questo: la materia come presenza, qualcosa che trattiene luce, tempo, stratificazione.
E vederla oggi così centrale anche negli interni mi colpisce molto.
La materia delle mie opere riprende quella dello spazio e dell'arredo, la amplifica, la rende più percettiva, più viva.
E poi succede sempre la stessa cosa: è la luce che fa il resto.

Contemporaneo e storico: un equilibrio sempre più naturale
La possibilità di entrare in palazzi storici privati ti fa percepire davvero il valore architettonico del patrimonio italiano.
Arredi e opere d’arte contemporanei coesistono in modo molto naturale.
È una relazione tra epoche che sento molto, anche nel mio lavoro. Forse perché, da artista italiana, il confronto con ciò che resta nel tempo è inevitabile.

Artemest: integrazione tra epoche, materia e visione contemporaneaTra gli esempi più visitati di questa relazione tra epoche, è stato l’Appartamento by Artemest in Palazzo Donizetti. Un progetto che integra con precisione linguaggi, periodi storici e materiali. Nella camera L’Alcova, progettata dall’architetta saudita Urjowan Alsharif, è stata inserita la mia opera della serie Ancient Echoes: una rilettura contemporanea di un riferimento antico, costruita attraverso la materia. Il lavoro sulla superficie non è pensato solo per decorare, ma per richiamare qualcosa di più profondo, come un ricordo o una sensazione legata al tempo. Anche il modo in cui l’opera viene inserita nello spazio è studiato con attenzione. È posizionata in modo da stare in armonia con l’ambiente, senza risultare fuori luogo o troppo dominante. La stessa serie è stata recentemente inserita anche in contesti moderni e minimal, dove funziona come elemento di connessione, introducendo profondità e continuità. Ho preparato alcune ambientazioni della serie Ancient Echoes. Mi interessa vedere come cambiano a seconda dello spazio. Se ti va, puoi dare un’occhiata e scegliere quella che ti colpisce di più. |
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La collaborazione tra Mara Fabbro e Artemest è consolidata nel tempo.
