La luce non arriva alla fine del progetto
Quanto cambia un’opera quando cambia la luce?
Queste due immagini mostrano lo stesso spazio, gli stessi materiali, la stessa opera.A cambiare è soltanto il modo in cui la luce incontra la superficie.
Nella prima immagine la luce è più diffusa e frontale. La materia si legge con maggiore uniformità, i colori sono più presenti e l’opera mantiene un rapporto molto equilibrato con il marmo, il legno e le tonalità neutre dell’ambiente.
Nella seconda, la luce arriva dall’alto e sfiora la superficie.
Succede qualcosa di diverso.
Le parti in rilievo intercettano la luce, altre rimangono in ombra. La texture acquista profondità e la percezione dell’opera cambia durante la giornata.
È uno degli aspetti che considero quando penso a un’opera per uno spazio: non guardo soltanto dove sarà collocata. Guardo da dove arriverà la luce.
Perché una superficie materica non reagisce alla luce come una superficie piatta.
E questo significa che illuminazione, posizione e materia non possono essere decisioni completamente separate.
Mi ha fatto riflettere, in questi giorni, il lavoro del lighting designer Nathan Orsman. In un recente progetto negli Hamptons raccontato da Wallpaper*, la luce viene trattata come un vero materiale progettuale: non qualcosa da aggiungere quando architettura e interior sono già definiti, ma una presenza capace di modificare la percezione di superfici, volumi e materiali.
È un approccio che sento molto vicino al mio modo di lavorare.
Quando entro in uno spazio guardo la parete, certo. Ma subito dopo guardo le finestre, l’orientamento, le fonti luminose, le ombre e ciò che succederà a quella superficie quando arriverà la sera.
A volte basta cambiare la direzione della luce perché emerga un dettaglio che prima quasi non vedevamo.
Le immagini qui sopra sono una piccola simulazione di questo principio.
Non esiste necessariamente una luce “migliore” tra le due.
Esiste quella più coerente con ciò che vogliamo far accadere nello spazio.
Ed è una decisione che, quando possibile, preferisco affrontare insieme al progetto, non dopo.
Questo è anche il motivo per cui il tuo metodo parte dall'osservazione di luce, materiali, proporzioni e pieni e vuoti prima di arrivare all'opera.
Approfondimento: Lighting designer Nathan Orsman illuminates a garage in the Hamptons with cinematic glare — Wallpaper*, 18 agosto 2026
Luce frontale

Luce radente




